Traffico illecito di rifiuti: operazione della Guardia Costiera di Bari
05/03/2026
Un articolato sistema di gestione illegale dei rifiuti urbani è stato individuato dai militari della Guardia Costiera di Bari nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica. L’operazione ha portato alla luce un meccanismo organizzato che avrebbe consentito, per diversi anni, di aggirare le normative ambientali attraverso la manipolazione delle procedure di classificazione e gestione dei rifiuti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tra il 2021 e il 2023 sarebbe stato predisposto un sistema finalizzato a ridurre i costi legati allo smaltimento regolare dei rifiuti. Attraverso la falsificazione di documenti e la modifica delle categorie di classificazione, i rifiuti sarebbero stati trattati come tipologie meno problematiche rispetto a quelle effettive, con evidenti vantaggi economici per i soggetti coinvolti e con potenziali ripercussioni sull’ambiente.
Il meccanismo individuato dagli investigatori
L’indagine ha evidenziato una serie di pratiche ritenute funzionali a costruire un circuito illecito nella gestione dei rifiuti. Gli accertamenti hanno messo in luce, in particolare, un’alterazione sistematica della classificazione dei materiali conferiti, operazione che avrebbe consentito di sottrarre i rifiuti alle procedure più rigorose previste dalla normativa.
Parallelamente sarebbe stata elusa la tracciabilità dei carichi, elemento fondamentale per monitorare l’intero ciclo di gestione dei rifiuti, dalla produzione fino al trattamento finale. La documentazione amministrativa, secondo gli investigatori, sarebbe stata predisposta in modo non veritiero per giustificare operazioni che, nella realtà, non venivano effettuate.
Tra gli elementi contestati figura anche la simulazione di interventi di recupero e trattamento dei rifiuti che, di fatto, non sarebbero mai stati eseguiti. Questa modalità operativa avrebbe permesso di aggirare i controlli e di mantenere un’apparente regolarità nelle procedure burocratiche.
Profitti illeciti e danno ambientale
Il sistema individuato dagli inquirenti avrebbe avuto come obiettivo principale l’ottenimento di un ingiusto profitto. Evitando l’applicazione delle corrette procedure di gestione e smaltimento, i soggetti coinvolti avrebbero ridotto significativamente i costi operativi, trasferendo però sull’ambiente i rischi derivanti da un trattamento non conforme dei rifiuti.
Le normative ambientali prevedono infatti specifiche modalità di classificazione e gestione proprio per garantire che i rifiuti vengano trattati in modo sicuro e controllato. La manipolazione di questi passaggi può compromettere l’intero sistema di tutela ambientale, rendendo più difficile il monitoraggio dei materiali e aumentando il rischio di smaltimenti non idonei.
Il ruolo della Guardia Costiera nei controlli ambientali
Le attività investigative rientrano nelle competenze del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, che svolge funzioni di polizia ambientale anche nell’ambito del controllo del ciclo dei rifiuti. In questo settore il Corpo opera alle dipendenze funzionali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Le operazioni di contrasto ai traffici illeciti di rifiuti rappresentano una parte significativa dell’attività di tutela ambientale svolta dalla Guardia Costiera. Attraverso indagini complesse e attività di verifica documentale e operativa, i militari intervengono per individuare sistemi fraudolenti che possono compromettere la corretta gestione dei rifiuti e mettere a rischio l’equilibrio ambientale dei territori coinvolti.
L’operazione condotta a Bari si inserisce dunque in un quadro più ampio di controlli e indagini finalizzati a garantire il rispetto delle normative ambientali e a contrastare le attività illegali che tentano di sfruttare le criticità del sistema di gestione dei rifiuti.