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Paolo Conticini porta in scena “Tootsie”: una satira elegante sullo spettacolo, tra identità e desiderio di riscatto

01/03/2026

Paolo Conticini porta in scena “Tootsie”: una satira elegante sullo spettacolo, tra identità e desiderio di riscatto

C’è un tipo di commedia che fa ridere senza distrarre, perché sotto il ritmo brillante lascia intravedere un meccanismo più serio: quello di un mondo che premia l’apparenza, accelera le scorciatoie e confonde spesso talento e opportunismo. È il territorio in cui si muove questo spettacolo ispirato all’immaginario di “Tootsie”, con Paolo Conticini chiamato a incarnare — a teatro — l’eco di Dustin Hoffman nel celebre film di Sydney Pollack. Un’operazione dichiaratamente popolare, ma non superficiale: la leggerezza è la forma, il bersaglio è lo show business con le sue regole distorte.

Lo spunto narrativo si fonda su una situazione ad alta densità di equivoci e colpi di scena: Michael, protagonista ingombrante e irrequieto, cerca l’occasione giusta per emergere, ma la strada “lineare” sembra sbarrata. La scena allora diventa un laboratorio di trasformazioni: identità che slittano, ruoli che si rovesciano, maschere che non restano più confinanti al palcoscenico. È proprio qui che l’ingranaggio comico produce il suo effetto migliore: quando l’imbarazzo diventa specchio e l’assurdo rivela qualcosa di fin troppo reale.

Michael e Jeff: una coppia comica che accende la riflessione

Al centro pulsa il rapporto tra Michael e il suo alter-ego Jeff, un dialogo continuo, scoppiettante, che non serve soltanto a far avanzare l’azione, ma a mettere in corto circuito il protagonista con i propri limiti. Jeff è la scintilla che spinge, provoca, smentisce; Michael è l’essere umano che inciampa, insiste, si reinventa. La coppia funziona perché non è mai soltanto un espediente: è un dispositivo teatrale che moltiplica le prospettive e costringe lo spettatore a guardare la stessa scena da due angolazioni, quella del desiderio e quella della coscienza.

Ne nasce una comicità piena, fatta di tempi, contrappunti, accelerazioni. Ma, mentre il pubblico ride, lo spettacolo lavora sotto pelle: quanto pesa davvero il “merito” in un sistema che premia la performance? Quanta parte della nostra identità è costruita per ottenere attenzione, lavoro, amore?

Amore, genere, potere: il lato serio dietro la risata

La storia offre un’occasione preziosa per toccare temi che, sul palcoscenico, acquistano una concretezza particolare: il rapporto tra i sessi, il ruolo della donna, l’idea stessa di identità come spazio in cui ci si può perdere o ritrovare. La satira sullo spettacolo diventa allora più ampia: non riguarda soltanto agenti, provini e backstage, ma il modo in cui la società distribuisce credibilità e opportunità.

E poi c’è il tema della genialità e del coraggio di rischiare: la domanda che resta sospesa non è “fino a dove ci si può spingere”, ma “che cosa siamo disposti a cambiare di noi stessi per guadagnarci una possibilità”. È un punto delicato, perché non assolve né condanna: osserva, mette alla prova, lascia che il pubblico tragga le proprie conclusioni.

Date e orari

  • Sabato 28 febbraio 2026
    21:00 – Inizio evento
    23:00 – Fine evento

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.