L’olio di Capaci consegnato al vescovo Suetta, a Sanremo un simbolo di memoria e legalità
30/03/2026
Un gesto dal forte valore civile e spirituale ha unito in questi giorni il ricordo della strage di Capaci al tempo liturgico della Pasqua. Il questore Andrea Lo Iacono ha consegnato l’olio di Capaci a S.E.R. Mons. Antonio Suetta, vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, in un momento che ha assunto il significato di una testimonianza concreta di memoria, impegno e continuità tra istituzioni, Chiesa e comunità.
L’olio proviene dagli alberi di ulivo piantati in un giardino sorto a pochi passi dallo svincolo autostradale di Capaci, il luogo in cui il 23 maggio 1992 persero la vita, per mano mafiosa, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani. Quel terreno, segnato da una delle ferite più profonde della storia repubblicana, è stato trasformato negli anni in uno spazio di raccoglimento e di testimonianza, capace di restituire un messaggio che va oltre la commemorazione.
Dal luogo della strage a un giardino della memoria
La nascita del giardino degli ulivi è legata all’iniziativa di Tina Montinaro, moglie di Antonio Montinaro, che ha scelto di trasformare un luogo di morte in un presidio simbolico di vita, dignità e responsabilità collettiva. Da quegli alberi viene ricavata ogni anno una quantità limitata di olio, divenuta nel tempo un segno concreto della volontà di custodire il ricordo delle vittime della mafia attraverso un gesto sobrio, ma carico di significato.
Il valore dell’olio di Capaci risiede proprio in questa capacità di tenere insieme memoria pubblica e dimensione umana. Non è un semplice richiamo simbolico, ma il frutto di una scelta precisa: sottrarre quel luogo alla sola dimensione del dolore per restituirlo a una narrazione fondata sulla coscienza civile, sulla legalità e sulla permanenza del ricordo. Ogni consegna rinnova così un legame tra territori diversi del Paese, uniti dalla volontà di non disperdere il senso di quel sacrificio.
Un segno pasquale che unisce memoria civile e vita della Chiesa
Nel periodo pasquale, l’olio ricavato dagli ulivi di Capaci viene inviato a tutte le diocesi italiane per essere consacrato e utilizzato nell’amministrazione dei sacramenti in occasione del Giovedì Santo. La consegna avvenuta alla Diocesi di Ventimiglia-Sanremo si inserisce in questo percorso nazionale, che affida a un elemento profondamente radicato nella tradizione cristiana un significato ulteriore, intrecciato alla storia civile del Paese.
La presenza di questo olio nella liturgia non cancella il dolore che lo ha generato, ma lo trasforma in una testimonianza che parla di speranza, giustizia e responsabilità. Il fatto che venga accolto e consacrato nelle diocesi italiane rende ancora più evidente la portata del messaggio: la memoria delle vittime della mafia non appartiene soltanto alle istituzioni o ai territori direttamente colpiti, ma chiama in causa l’intera comunità nazionale.
La consegna effettuata dal questore Lo Iacono a monsignor Suetta assume dunque un significato che supera il momento formale. In quel passaggio si riconoscono il dovere del ricordo, il valore delle istituzioni e la forza di un simbolo nato da una tragedia che continua a interrogare le coscienze. L’olio di Capaci arriva anche a Sanremo come segno discreto, ma potentissimo, di una memoria che non si lascia consumare dal tempo.