Liguria, fino al 27 marzo il viaggio della memoria degli studenti nei luoghi delle foibe e dell’esodo
26/03/2026
Prosegue fino al 27 marzo il viaggio della memoria che sta portando una delegazione di studenti liguri nei territori della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, luoghi segnati da alcune delle pagine più dolorose e controverse della storia italiana del Novecento. Si tratta di un itinerario dal forte valore civile e formativo, costruito per consentire ai ragazzi di confrontarsi direttamente con gli spazi in cui, alla fine della Seconda Guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, si consumarono la persecuzione contro la popolazione italiana autoctona, le uccisioni nelle foibe e il drammatico esodo di migliaia di famiglie costrette a lasciare la propria terra.
Il viaggio non è stato pensato come una semplice visita didattica, ma come un’esperienza immersiva dentro luoghi che ancora oggi custodiscono tracce materiali e morali di quella vicenda storica. A guidare la delegazione c’è anche l’assessore regionale al Bilancio Claudia Morich, che ha accompagnato gli studenti lungo un percorso destinato a mettere in relazione memoria pubblica, storia del confine orientale e consapevolezza delle sofferenze che hanno attraversato il Novecento italiano ed europeo.
Le tappe del viaggio tra sacrari, musei e luoghi dell’esodo
L’itinerario tocca alcuni dei luoghi più simbolici della memoria storica legata al confine orientale. Tra le tappe figurano il Sacrario militare di Redipuglia e il museo all’aperto della Dolina del XV Bersaglieri, il Museo del Contrabbando, il Museo del Lasciapassare e il Museo del Confine a Gorizia, il Magazzino 18 a Trieste, la Foiba di Basovizza e il Centro di raccolta profughi di Padriciano. A queste si aggiungono il Liceo italiano Dante Alighieri di Pola e la città di Fiume, dove la visita si concluderà con l’incontro con la comunità degli Italiani di Fiume.
La successione di questi luoghi restituisce il senso profondo dell’iniziativa: non isolare gli eventi in una narrazione astratta, ma ricostruire il contesto in cui guerra, confini, identità nazionali, violenza politica ed esilio si sono intrecciati in modo drammatico. Ogni tappa aggiunge un tassello a una memoria complessa, che non può essere ridotta a un solo episodio ma va letta attraverso una geografia del dolore, delle separazioni e delle appartenenze perdute.
Le parole di Claudia Morich: “Più di un viaggio di istruzione”
Nel suo intervento, l’assessore regionale al Bilancio Claudia Morich ha sottolineato il carattere particolarmente intenso dell’esperienza, anche per ragioni personali. Provenendo da una famiglia di origine dalmata, Morich ha spiegato di vivere questo percorso con una partecipazione ancora più forte, condividendo con gli studenti un cammino che unisce dimensione privata e memoria collettiva.
Visitare questi luoghi, ha osservato, significa attraversare la storia in modo diretto, comprendere il sacrificio dei soldati e degli esuli, entrare in contatto con la durezza delle condizioni vissute da chi si trovò travolto dalle guerre e dai mutamenti imposti dai nuovi assetti politici. Per l’assessore, ripercorrere trincee, doline e spazi della memoria vuol dire vivere qualcosa che supera il perimetro di un ordinario viaggio scolastico e lascia nei ragazzi un segno profondo, umano prima ancora che didattico.
Magazzino 18 e i centri profughi, la memoria concreta dell’esilio
Tra i momenti più coinvolgenti del percorso, Morich ha indicato la visita al Magazzino 18, luogo simbolo dell’esodo giuliano-dalmata, dove sono custoditi oggetti appartenuti alle famiglie costrette a lasciare le proprie case dopo la fuga dalla Jugoslavia comunista di Tito. È proprio in questo spazio che la storia si fa tangibile in una forma diversa da quella dei libri o delle lezioni: quaderni, mobili, sedie, utensili da cucina, strumenti di lavoro diventano tracce vive di esistenze interrotte, di una partenza forzata, di una quotidianità spezzata e trasferita in pochi beni salvati all’ultimo momento.
Per gli studenti, vedere da vicino questi oggetti significa confrontarsi con la dimensione concreta dell’esilio, uscire da una memoria fatta solo di date e definizioni e riconoscere che dietro ogni vicenda collettiva ci sono vite precise, famiglie, affetti, abitudini, intere comunità costrette a ricominciare altrove. Anche i Centri di raccolta profughi, richiamati nel percorso, raccontano questa stessa verità: la storia non agisce in astratto, ma dentro corpi, case, valigie, silenzi e attese.
Un progetto formativo nato dal concorso regionale
A partecipare al viaggio sono i vincitori della 24ª edizione del concorso regionale bandito dall’Assemblea legislativa della Liguria, dedicato al tema “Il sacrificio degli Italiani della Venezia Giulia e Dalmazia: mantenere la memoria, rispettare la verità, impegnarsi per garantire i diritti dei popoli”. L’iniziativa si fonda sulla legge regionale n. 29 del 24 dicembre 2004, che negli anni ha consolidato un percorso istituzionale volto a mantenere viva la conoscenza di queste vicende tra le nuove generazioni.
La delegazione è composta da 27 studenti, accompagnati dai loro insegnanti, da rappresentanti liguri dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e dall’assessore Claudia Morich. La presenza congiunta di scuola, istituzioni e associazionismo della memoria conferisce all’iniziativa un profilo particolarmente significativo, perché mostra come il lavoro sulla storia del confine orientale richieda competenza, continuità e capacità di trasmissione.
Conoscere il confine orientale per leggere il Novecento italiano
Il senso di un viaggio come questo sta anche nella sua capacità di restituire centralità a una vicenda che per lungo tempo è rimasta ai margini della coscienza pubblica italiana o è stata affrontata in modo parziale e discontinuo. Portare gli studenti nei luoghi delle foibe, dell’esodo e del confine orientale significa offrire loro strumenti per leggere una parte decisiva del Novecento, nella quale si incontrano nazionalismi, guerre mondiali, totalitarismi, vendette politiche e fratture identitarie che hanno segnato la vita di intere popolazioni.
È un percorso che non cerca scorciatoie emotive, ma chiede attenzione, ascolto e rigore. Proprio per questo, il viaggio ligure assume un valore che va oltre il calendario delle commemorazioni. Mette i ragazzi nelle condizioni di vedere con i propri occhi ciò che spesso resta confinato in una memoria indiretta, costruendo una relazione più profonda con la storia e con il dovere, sempre attuale, di custodirla con serietà.
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